Così scrivevano, negli anni ’50 e ’60, la quasi totalità dei bambini nella loro letterina di Natale. E il trenino elettrico per eccellenza aveva un solo nome: Rivarossi.
Fondata nel 1945 dall’ing. Alessandro Rossi in comproprietà con Antonio Riva (che però uscirà dalla società già nell’anno successivo), la mitica Rivarossi ha fondamentalmente il merito di aver trasformato, a livello europeo, il “giocattolo” con cui si dilettavano i bambini in veri e propri modelli in scala.
C’erano infatti già importanti aziende europee (Märklin, Trix, e Meccano) che producevano bellissimi trenini giocattolo, in latta o fusione di metallo, ma la Rivarossi si impose fin da subito con la ricerca della scala esatta e con la produzione di trenini in plastica (bachelite prima, polistirolo successivamente) che permettevano soluzioni ingegneristiche particolarmente avanzate.
E così nel 1946 venne presentato al pubblico l’automotrice elettrica E2002 delle Ferrovie Nord … e fu amore a prima vista! Poi, nello stesso anno, apparve alla Fiera Campionaria di Milano un plastico che riassumeva l’assortimento dell’azienda e la transizione da giocattolo a modello fu completa.
Ma i bambini, per fortuna, non lo sapevano! E così continuarono a chiedere e a ricevere, per Natale, dei meravigliosi trenini elettrici, che impegnavano i padri in nottate sudatissime per far trovare la meraviglia completa e montata sotto l’albero …
Dopo aver vinto per tre anni successivi (1962, 1963,1964) il Pinocchio d’Oro, la Rivarossi approda agli anni ’70 con una forte e radicata presenza sui principali mercati mondiali ma … i tempi cambiano in fretta, e i bambini (comunque principali “consumatori” dei trenini ancora intesi come giocattolo) iniziano a cambiare gusti …
Adesso sono le automobili a suggestionare la fantasia dei più piccoli. E in breve tempo arriveranno i computer e i videogiochi. Il trenino va in soffitta: non è più il regalo richiesto e appassionatamente desiderato dai ragazzini.
La Rivarossi affronta e supera con successo due crisi industriali (1974 e 1981) dedicando la sua produzione soprattutto ad un pubblico più colto e raffinato che la segue sulla strada del modellismo di qualità. Nonostante ciò, dopo una serie di cambiamenti e variazioni societarie, nel 2004 la società rassegna le armi e chiude definitivamente.
Entra così nel mito. E nei sogni-ricordi in bianco e nero di diverse generazioni di bambini, che si addormentavano con ancora in bocca il sapore dolce del panettone. Un po’ brilli, perché – a Natale – un dito di spumante lo potevano bere anche i più piccoli …
Italo