I treni, solitamente si prendono.
Nel caso de “L’uomo dal fiore in bocca”, il protagonista lo perde.
Pirandello, che ha scritto questo bellissimo racconto di grande impatto emotivo e di straordinaria forza drammatica, definito dai più come «un’ode sommessa alla vita che sfugge», “L’uomo dal fiore in bocca” (il cui debutto sulla scena si ebbe il 21 febbraio 1923 al teatro degli Indipendenti di Roma) trasporta il pubblico all’esterno del caffè di una stazione ferroviaria, illuminato dalle luci fioche della notte.
In questo scenario, squallido e crepuscolare, un «pacifico avventore» che ha perduto l’ultimo treno della sera e che, in attesa del convoglio successivo, lascia scorrere il tempo sorseggiando una bibita alla menta, si ritrova ad ascoltare la dolente storia di un uomo ammalato di epitelioma, un cancro o come scrive lo stesso Luigi Pirandello un fiore che la morte, passando, «ha ficcato» in bocca.
Il dialogo, o meglio il semi-monologo del protagonista, si configura come una meditazione sull'esistenza umana, sull’importanza della quotidianità e di tutto ciò che, in condizioni normali, appare insignificante.
Noi, amanti dell’atmosfera affascinante delle stazioni e dei treni, quando ancora il fumo della ciminiera della locomotiva invadeva il cielo del 1921, non potevamo esimerci dal segnalarvi questo racconto del grande siciliano dove il fascino di una notte e di una stazione ferroviaria, scorrere in una lettura veloce quanto il sangue nelle vene.
Qui, lo potete trovare a soli 6 Euro e li vale tutti, centesimo su centesimo ma… c’era bisogno di dirlo? é Pirandello!
Italo