Treno e letteratura: Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello
Wrote at 08:00 by .Italo in: Treno e letteratura,
Il treno ha fischiato è una novella di
Luigi Pirandello pubblicata sul "Corriere della sera" il 22 febbraio 1914, poi nel volume "La trappola" nel 1915 e successivamente inserita nella raccolta Novelle per un anno.
Il protagonista Belluca, un impiegato mansueto, sottomesso, metodico e paziente viene sottoposto a pressioni sia nell'ambito familiare che lavorativo. A lavoro, infatti, è vittima di mobbing in quanto il capoufficio gli dà da svolgere sempre del lavoro in più, che non rientra nella sue mansioni e quindi nella sua retribuzione. Una notte, dopo aver sentito il fischio di un treno, si ribella alle angherie del capoufficio producendosi in un imprecisato vaniloquio:
... Farneticava.
Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni d'ufficio, che ritornavano a due, a tre, dall'ospizio, ov'erano stati a visitarlo. Pareva provassero un gusto particolare a darne l'annunzio coi termini scientifici, appresi or ora dai medici, a qualche collega ritardatario che incontravano per via: Frenesia, frenesia.
Encefalite ...
- Ha fischiato.
Ma che diavolo dici?
Stanotte, signor Cavaliere. Ha fischiato. L'ho sentito fischiare... Il treno?
Sissignore. E se sapesse dove sono arrivato! In Siberia... oppure oppure... nelle foreste del Congo... Si fa in un attimo, signor Cavaliere! Gli altri impiegati, alle grida del capo ufficio imbestialito, erano entrati nella stanza e, sentendo parlare così Belluca, giù risate da pazzi. Allora il capo ufficio che quella sera doveva essere il malumore urtato da quelle risate, era montato su tutte le furie e aveva malmenato la mansueta vittima di tanti suoi scherzi crudeli. Se non che, questa volta, la vittima, con stupore e quasi con terrore di tutti, s'era ribellata, aveva inveito, gridando sempre quella stramberia del treno che aveva fischiato, e che, perdio, ora non più, ora ch'egli aveva sentito fischiare il treno, non poteva più, non voleva più esser trattato a quel modo. Lo avevano a viva forza preso, imbracato e trascinato all'ospizio dei matti.
Seguitava ancora, qua, a parlare di quel treno. Ne imitava il fischio ...
Anche qui, il treno è preso come metafora (il treno della Fantasia) che per l'interprete farneticante del racconto, rappresenta un modo per uscire dalla quotidianità quando si accorge che chi gli sta intorno (lui compreso) avevano ormai dimenticato che la vita era fatta anche d'emozioni, gioie, sensazioni, fantasia e desideri.
E, a questo punto, basta il fischio di un treno per viaggiare con la mente e andare lontano:
... Soltanto il capo ufficio ormai non doveva pretendere troppo da lui come per il passato: doveva concedergli che di tanto in tanto, tra una partita e l'altra da registrare, egli facesse una capatina, sì, in Siberia... oppure oppure... nelle foreste del Congo:
- Si fa in un attimo, signor Cavaliere mio. Ora che il treno ha fischiato...Italo
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