Anche quest'anno Topolò, un paesino di 29 abitanti, senza bar, negozi e mezzi pubblici, arroccato sui monti italo-sloveni del Friuli Venezia Giulia, nella prima quindicina di luglio diventa un crocevia culturale e musicale, con la sua 18.ma edizione del festival non-festival 'Stazione di Topolò'.
Un vecchio muro dipinto di bianco e quattro panche da
birreria disposte all'aperto sono il cinema di Topolò, ma in paese ci sono anche quattro ambasciate, un aeroporto per i soli arrivi, un ufficio postale per Stati di coscienza (con tanto di francobolli e timbri), un ostello per suoni diseredati, una sala d’aspetto per le veglie di poeti e narratori, una biblioteca che colleziona solo i libri del cuore, un Istituto di Topologia (una delle diverse scienze che si studiano a Topolò), un dipartimento di Paesologia facente capo ad un'Università, il quartier generale dell’Officina Globale della Salute, e un Istituto delle Acque.
Ed è aperta permanentemente la Juliova Hiša, la
casa per artisti e ricercatori che intendano operare in paese durante tutto l’arco dell’anno.

Insomma, avrete capito, Topolò è un “luogo dell’anima” (la frazione di Topolò, nel comune di Grimacco, si trova “fisicamente” nell'estrema parte orientale della provincia di Udine, a poche centinaia di metri di distanza dal confine con la Slovenia) dove ogni anno si verifica l’incanto di "Postaja Topolove", Stazione Topolò in sloveno: a partire dalla Senjam, la festa folkloristica del paese che celebra il patrono locale San Michele Arcangelo, attira per due settimane artisti di ogni parte del mondo per proporre senza compenso eventi, ai quali il pubblico assiste gratuitamente. Gli artisti non vengono convocati ma mandano le loro proposte ai curatori, grazie a un tam tam sotterraneo che si è fatto negli anni sempre più vasto.
E così è nata ed è diventata sempre più importante negli anni questa stazione dove non ci sono treni, questa "invenzione fantastica" ... una metafora che definisce il punto d'incontro tra popoli e culture, un'isola di creatività dove l'assurdo è normale, e gli artisti si mescolano agli abitanti e ai visitatori occasionali per lavorare, creare e divertirsi insieme.
Capita così di assistere a conversazioni come la seguente: «Scusi, sa dirci dov'è la Stazione? - Beh... un po' dappertutto!- E allora dove dobbiamo andare? - Lasciate la macchina e imboccate una qualsiasi delle stradine che vanno su in paese. - Sì, ma... - Qualche problema? - Il fatto è che... abbiamo l'arpa!», e a quel punto si vede un gruppo di strumentisti incamminarsi traballanti per le stradine lastricate in acciottolato sotto lo sguardo divertito di chi ha dato l'indicazione.
Gli orari del
programma sono indicati seguendo le variazioni della luce (“al tramonto – prima del buio – nel tardo pomeriggio – nella notte”) oppure come una serie di arrivi e partenze (“Prihod: 18.11 - Odhod: 18.28...”): sta allo spettatore “prendere o meno il treno sul binario o aspettare senza fretta quello successivo”. Per quanto riguarda i luoghi poi, le performances vengono messe in cartellone con diciture quali “in diversi punti del paese”, non meglio specificate.
Se vi và di inventarvi qualche giorno veramente “fuori dai coppi”, provate a fermarvi alla Stazione Topolò: il programma di spettacoli è ricchissimo e ce n’è per tutti i gusti … i dintorni sono deliziosi, ricchi di storia e di cultura, dei vini e della cucina friulana non ci fermiamo neanche a parlarne (siamo comunque nell’eccellenza!), e se proprio non avete voglia di niente altro, almeno ritempratevi il fisico con lunghe, corroboranti passeggiate nei boschi che circondano fittamente Topolò!
Nel video pubblicato, una delle tante performance "improvvisate" per strada.
Italo