In questo periodo mi sto rileggendo una serie di libri di un autore italiano che si chiama Andrea G. Pinketts (consiglio a tutti) dove, in una frase che potrebbe raccogliere tanti pensieri ed emozioni dice " ... vivere una solitudine ma... in grande compagnia".
E questa frase si adatta perfettamente a questo "Amici miei" che il super italiano Mario Monicelli - il Grande Vecchio del cinema - ne ha firmato la regia nel 1975.
E' la storia di quattro amici (poi diventano cinque con l'inserimento del grande Adolfo Celi) che coltivano l'antico gusto toscano delle burle estrose e crudeli. E' la voglia di giocare e di divertirsi (alle spalle degli altri) che li tiene insieme in una misantropia e misogenia a tratti spaventosa.
Ma è anche la paura di ritrovarsi soli con se stessi che li spinge a vivere la propria solitudine insieme agli altri, agli amici, appunto.
Che dire di Amici miei più di quanto non sia stato già detto?
Poco. Però, grazie alle nuove tecnologie e grazie agli spazi - come questo umile blog - c'è la possibilità di gustare frammenti di rara creatività filmografica come quello che pubblichiamo e che si svolge (ma va') in una stazione.
Ricordo che il grande vecchio Monicelli, ha diretto delle "cosucce" come I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), L'armata Brancaleone (1966), La ragazza con la pistola (1968), Amici miei (1975), Un borghese piccolo piccolo (1977), Speriamo che sia femmina (1986).
In Amici miei sono grandi anche i protagonisti: Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi.
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Italo