Non esiste niente di più bello, almeno per me, come viaggiare in treno e sprofondare tra le righe di un romanzo avvincente. Oggi, vi consiglio questo duo cine-letterario che mi ha commosso e divertito fino all’ultima riga.
Duo cine-letterario perché il romanzo, da cui è tratto il film e che dà il titolo a questo post, è Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg, il film invece è firmato da Jon Avnet interpretato da una strepitosa Jessica Tandy e da un’altrettanto brava Kathy Bates.
Quindi, per i vostri viaggi in treno, comperate il libro (anche on-line ma in tutte le librerie a c.ca 7 Euro) che vi farà sicuramente trascorrere qualche minuto piacevolissimo.
Vi consiglio anche il DVD da potervi “scolare” in famiglia e che potete trovare dal vostro noleggiatore di fiducia ma lo potete comperare on-line QUI a 14,49 Euro.
La regia
Nato a Brooklyn, studia alla Great Neck North High School di Great Neck, laureandosi poi in cinematografia e teatro prima alla Sarah Lawrence College e poi alla University of Pennsylvania. Dopo aver ottenuto una borsa di studio all'American Film Institute, sposa nel 1975 l'artista Barbara Brody che diventerà non solo la signora Avnet, ma anche la madre dei suoi tre figli: Alexandra, Lily e l'attore Jacob Avnet. Il suo primo approccio al cinema è principalmente produttivo. Finanzia, infatti, documentari come It's Showtime (1976), seguiti poi da pellicole più o meno note come: Checkered Flag or Cash (1977) con Susan Sarandon, Risky Business – Fuori i vecchi… i figli ballano (1983) con Tom Cruise e L'affare del secolo (1983) con Sigourney Weaver. Nel 1986, fonda finalmente una propria società di produzione.
Trama
Evelyn (K. Bates), adiposa e depressa donna di mezza età, incontra in una casa di riposo per anziani la vivace ottantenne Ninny (J. Tandy) che le racconta la storia dell'amicizia tra la fiera Idgy (M. Stuart Masterson) e la dolce Ruth (M.-L. Parker) e le drammatiche peripezie che le portarono a gestire insieme il Whistle Stop Café alla fermata di un treno che non c'è più, dove si poteva gustare la specialità locale (i pomodori del titolo). Stimolata dai racconti, Evelyn cambia vita e si porta a casa la vecchia amica. Tratta dal romanzo omonimo di Fannie Flagg (candidato al Pulitzer 1987) è il film di esordio del produttore J. Avnet, costato poco più di 10 milioni di dollari, ne ha incassati più di 65 solo nel mercato USA. Una storia del profondo Sud tutta al femminile – bravissime tutte – che avvince e funziona, nonostante la furbetta rievocazione di maniera e l'insufficiente sottigliezza nell'analisi del rapporto tra le due ragazze.
È la storia di un’amicizia che percorre come un brivido gli assolati stati dell’America del sud quando i paesi e le città, crescevano intorno alle stazioni e i binari le attraversavano, come lunghe ferite.
Parola di Italo, una lettura da non perdere cullati dall’alta velocità ma anche un buon film che non fa rimpiangere troppo la magia della parola scritta. Due orette da godersi sereni, a casa, sprofondati nella poltrona preferita.
Italo