Come abbiamo visto ampiamente tra le pagine elettroniche di questo blog, il treno alla sua prima comparsa, è diventato immediatamente soggetto di pellicole famose del cinema. Gli stessi fratelli Lumière (vedi post) hanno scelto il treno come soggetto principale per la loro prima esplosiva e rivoluzionaria sperimentazione cinematografica.
Il treno attraversa la vita dell'uomo. Vita nel cinema, vita nel teatro, nella letteratura e, nel caso di oggi, nel fumetto.
E' Tex Willer, il ranger più amato da noi italiani (pubblicato dalla Bonelli Editore), che viaggia su tanti treni, rinuncia alla polvere sollevata dal suo cavallo Dinamite, per adagiarsi più comodamente in poltrone di velluto o su quei carri che portavano il bestiame dal far west, su nel nord, di un'America di metà '800 in compagnia dell'inseparabile "brontolone" Kit Carson e del silenzioso indiano Tiger Jack.
Già nel numero 1, (“La mano rossa”) appare il treno, quello di Mr. Marshall, il capo del Western Department, che arriverà su un treno super-lusso per consegnare a Tex la tessera del corpo dei Ranger.
E dalle mani delicate e geniali del disegnatore Galleppini, la china nera prende forma e ci regala, e continua a regalarci, le emozioni di una terra dimenticata da Dio e dagli uomini, dura e spietata dove i treni sbuffano e arrancano, vengono assaliti dai pellerossa, o da orde di bandidos assetati di sangue. Le stazioni rimangono punto di riferimento per gli incontri ma si trasformano spesso in teatro di duelli e sparatorie.
Nella mente di grandi e piccini, la stella di Ranger ha un solo petto ed è quello di Tex Willer eroe di carta entrato a ragione nell'olimpo del cult della fantasia.
Italo
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